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Il morbillo, quando c’è da preoccuparsi

Il morbillo è una malattia infettiva virale che continua a rappresentare un problema di salute pubblica significativo, nonostante l’esistenza di un vaccino efficace. Spesso considerata erroneamente una semplice malattia infantile, il morbillo può causare complicazioni serie e, in alcuni casi, risultare fatale. La recrudescenza dei casi registrata negli ultimi anni in diverse aree del mondo, inclusa l’Europa, ha riportato l’attenzione su questa patologia e sull’importanza della prevenzione.

Comprendere quando il morbillo rappresenta un reale motivo di preoccupazione è fondamentale per genitori, adulti non vaccinati e operatori sanitari. Sebbene nella maggior parte dei casi la malattia si risolva senza conseguenze permanenti, esistono situazioni e categorie di persone per cui il rischio di complicazioni è significativamente più elevato.

In questo articolo esamineremo i sintomi caratteristici del morbillo, le modalità di trasmissione, le possibili complicazioni, le differenze con altre malattie esantematiche e le strategie di cura e prevenzione disponibili.

Quali sono i primi sintomi del morbillo?

I primi sintomi del morbillo compaiono generalmente dopo un periodo di incubazione di 10-14 giorni dal contagio e si manifestano in due fasi distinte.

La fase prodromica, che dura 2-4 giorni, è caratterizzata da sintomi simil-influenzali che includono:

  • febbre alta, spesso superiore a 38,5°C
  • tosse secca e persistente
  • rinite con naso che cola
  • congiuntivite con arrossamento degli occhi e fotofobia
  • malessere generale e spossatezza

Un segno diagnostico precoce e caratteristico sono le macchie di Koplik: piccole macchie bianco-bluastre con alone rossastro che compaiono sulla mucosa interna delle guance, generalmente 2-3 giorni prima dell’eruzione cutanea.

La seconda fase è caratterizzata dall’esantema, l’eruzione cutanea tipica del morbillo, che compare 3-4 giorni dopo l’inizio dei sintomi. L’esantema inizia dietro le orecchie e sul viso, per poi diffondersi progressivamente al tronco e agli arti nell’arco di 3-4 giorni. Le macchie sono di colore rosso-brunastro, leggermente rilevate, e tendono a confluire formando chiazze più ampie.

Come si trasmette il morbillo

Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose che esistano. La trasmissione avviene per via aerea attraverso le goccioline respiratorie emesse con tosse, starnuti o anche semplicemente parlando. Il virus può rimanere attivo e contagioso nell’aria o sulle superfici contaminate fino a due ore.

Una persona infetta è contagiosa da circa 4 giorni prima della comparsa dell’esantema fino a 4 giorni dopo. Questo significa che la trasmissione può avvenire anche quando i sintomi non sono ancora evidenti, rendendo difficile il contenimento dell’infezione.

Il tasso di contagiosità del morbillo è estremamente elevato: si stima che una persona infetta possa trasmettere il virus a 12-18 persone non immuni. Per questo motivo, in comunità con bassa copertura vaccinale, il virus può diffondersi rapidamente causando epidemie.

Le complicazioni del morbillo: quando preoccuparsi davvero

Sebbene molti casi di morbillo si risolvano senza conseguenze, le complicazioni non sono rare e possono essere gravi o addirittura fatali.

Otite media: colpisce circa il 7-9% dei casi, soprattutto nei bambini piccoli.

Polmonite: rappresenta la causa più frequente di morte correlata al morbillo e può essere causata direttamente dal virus o da infezioni batteriche secondarie.

Encefalite: un’infiammazione del cervello che si verifica in circa 1 caso su 1000 e può causare danni neurologici permanenti o morte.

Panencefalite subacuta sclerosante (PESS): una complicazione rara ma fatale che si manifesta anni dopo l’infezione, causando un deterioramento neurologico progressivo.

Altre complicazioni includono diarrea grave con disidratazione, cheratite che può compromettere la vista, e un temporaneo indebolimento del sistema immunitario che rende l’organismo più vulnerabile ad altre infezioni.

Il morbillo è pericoloso per gli adulti?

Sì, il morbillo può essere particolarmente pericoloso per gli adulti. Contrariamente alla credenza popolare che lo considera una malattia esclusivamente infantile, gli adulti che contraggono il morbillo tendono a sviluppare forme più severe della malattia e hanno un rischio maggiore di complicazioni.

Gli adulti non vaccinati e senza immunità naturale sono particolarmente vulnerabili. In questa fascia d’età, il rischio di polmonite e di ricovero ospedaliero è significativamente più elevato rispetto ai bambini. Anche l’encefalite ha un’incidenza maggiore negli adulti.

Categorie particolarmente a rischio includono:

  • donne in gravidanza, per cui il morbillo può causare parto prematuro, aborto spontaneo o basso peso alla nascita
  • persone immunocompromesse, inclusi pazienti oncologici o con HIV
  • adulti con patologie croniche preesistenti

Che differenza c’è tra il morbillo e la varicella?

Morbillo e varicella sono entrambe malattie esantematiche virali dell’infanzia, ma presentano differenze sostanziali.

Agente causale: il morbillo è causato dal virus del morbillo (genere Morbillivirus), mentre la varicella dal virus varicella-zoster (famiglia degli Herpesvirus).

Tipo di eruzione: l’esantema del morbillo consiste in macchie rosse piatte o leggermente rilevate che tendono a confluire, iniziando dal viso e diffondendosi verso il basso. La varicella invece presenta vescicole pruriginose piene di liquido che compaiono a ondate su tutto il corpo contemporaneamente, in diversi stadi evolutivi.

Sintomi associati: il morbillo è preceduto da febbre alta, tosse, rinite e congiuntivite. La varicella generalmente presenta febbre più lieve e il sintomo predominante è il prurito intenso.

Contagiosità: entrambe sono molto contagiose, ma il morbillo ha un tasso di trasmissione superiore.

Complicazioni: il morbillo tende ad avere complicazioni più gravi, specialmente a livello respiratorio e neurologico, mentre la varicella può causare infezioni cutanee secondarie e, raramente, complicazioni neurologiche.

Il morbillo è letale?

Il morbillo può essere letale, sebbene la mortalità vari significativamente in base all’età, allo stato di salute e all’accesso alle cure mediche. A livello globale, il morbillo rimane una delle principali cause di morte tra i bambini piccoli, nonostante l’esistenza di un vaccino sicuro ed efficace.

Nei paesi sviluppati con buon accesso alle cure sanitarie, il tasso di mortalità è di circa 1-3 decessi ogni 1000 casi. Tuttavia, nei paesi in via di sviluppo o in popolazioni malnutrite, questo tasso può salire fino al 10-15%.

I gruppi a maggior rischio di esito fatale includono:

  • bambini sotto i 5 anni, specialmente sotto i 12 mesi
  • adulti oltre i 20 anni
  • persone immunocompromesse
  • individui malnutriti o con carenza di vitamina A
  • donne in gravidanza

Le cause di morte sono principalmente legate alle complicazioni: polmonite grave, encefalite acuta o complicazioni dovute all’immunosoppressione temporanea causata dal virus.

Cura e prevenzione del morbillo

Trattamento: non esiste una terapia antivirale specifica per il morbillo. Il trattamento è principalmente di supporto e sintomatico, includendo riposo, idratazione adeguata, antipiretici per la febbre e, quando necessario, supplementazione di vitamina A che ha dimostrato di ridurre la mortalità nei bambini.

In caso di complicazioni batteriche secondarie, possono essere prescritti antibiotici. I casi gravi con complicazioni respiratorie o neurologiche richiedono ricovero ospedaliero e cure intensive.

Prevenzione: la vaccinazione rappresenta l’unico strumento veramente efficace per prevenire il morbillo. Il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) o MPRV (che include anche la varicella) è sicuro, efficace e fornisce protezione duratura.

Il calendario vaccinale prevede due dosi: la prima a 12-15 mesi e la seconda a 5-6 anni. Due dosi del vaccino garantiscono una protezione del 97% circa.

Per gli adulti non vaccinati o con stato vaccinale incerto, è fortemente raccomandata la vaccinazione, specialmente per chi lavora in ambito sanitario, viaggia in aree endemiche o appartiene a categorie a rischio.

In caso di esposizione al virus, la vaccinazione post-esposizione entro 72 ore o la somministrazione di immunoglobuline entro 6 giorni possono prevenire o attenuare la malattia.

La prevenzione passa anche dall’isolamento dei casi confermati per evitare la diffusione del contagio, specialmente in comunità come scuole, asili e ospedali.