Skip to content

Ipermetropia: sintomi, cause e come si corregge

L’ipermetropia è un difetto refrattivo comune, caratterizzato dalla difficoltà a vedere nitidamente da vicino mentre la visione da lontano può restare buona. È il difetto più subdolo dei tre, perché l’occhio riesce a compensarlo con uno sforzo continuo: il risultato è che spesso non si manifesta come “vedo male”, ma come mal di testa, occhi stanchi e fatica nella lettura.

Cos’è l’ipermetropia

Nell’ipermetropia le immagini si formano dietro la retina anziché su di essa: succede quando l’occhio è troppo corto rispetto al suo potere ottico, ed è l’ipermetropia assiale, la forma più comune, oppure quando il potere rifrattivo di cornea e cristallino è insufficiente rispetto alla lunghezza del bulbo, ed è l’ipermetropia da curvatura.

C’è però un elemento che rende l’ipermetropia diversa dagli altri difetti: l’occhio può compensarla. Attraverso l’accomodazione, cioè la capacità del cristallino di modificare la propria forma, il sistema visivo riesce a spostare il fuoco sulla retina. Molti ipermetropi, soprattutto giovani, vedono quindi perfettamente — ma a costo di uno sforzo muscolare continuo, che è la vera origine dei sintomi.

L’ipermetropia si misura in diottrie con valori positivi: più il numero è alto, più il difetto è marcato.

I sintomi

I sintomi variano molto in base al grado del difetto, all’età e alla capacità accomodativa residua. Proprio per la compensazione, l’ipermetropia può restare “nascosta” per anni e manifestarsi soprattutto con l’affaticamento.

Sul piano visivo: visione sfocata da vicino, con difficoltà nella lettura e al computer; nitidezza instabile, che fluttua nel corso della giornata a seconda della stanchezza; tempi più lunghi per mettere a fuoco passando da lontano a vicino; talvolta visione doppia transitoria durante sforzi accomodativi prolungati.

Sul piano dell’affaticamento, che è quello prevalente: astenopia, cioè senso di stanchezza e pesantezza agli occhi dopo lettura o lavoro al computer; mal di testa frontale, temporale o sopraciliare, tipicamente pomeridiano o serale; bruciore e arrossamento; lacrimazione; e paradossalmente una sensazione di occhi secchi.

Ci sono infine i segnali comportamentali, che spesso precedono ogni lamentela esplicita: si evitano le attività da vicino prolungate, si tiene il testo più lontano del normale, serve più luce per leggere, si fanno pause frequenti.

Ipermetropia nei bambini

Nell’ipermetropia il tema pediatrico non è una sezione accessoria: è il tema principale. È l’unico difetto refrattivo in cui un bambino può vedere benissimo le dieci decimi e avere comunque un problema che va corretto.

Perché spesso non se ne accorge nessuno

Perché il bambino ha una capacità accomodativa enorme, molto superiore a quella di un adulto, e compensa. Alla lettura della tavola ottotipica risulta a posto, e il controllo si chiude lì.

Lo sforzo però c’è, è continuo e si paga altrove. Il bambino non dice “vedo male”, perché non vede male: dice che gli fa male la testa, che è stanco, che non ha voglia di leggere. Ed è il motivo per cui l’ipermetropia viene spesso attribuita ad altro — svogliatezza, difficoltà di attenzione, scarso impegno — prima che a un difetto visivo.

Va aggiunto un dato che cambia il modo di leggere i controlli: tutti i neonati nascono ipermetropi, con un difetto che si riduce progressivamente man mano che l’occhio cresce. Un’ipermetropia in un bambino piccolo è quindi fisiologica fino a un certo punto; quello che va valutato è se si stia riducendo come previsto. È una valutazione che spetta all’oculista e che richiede controlli nel tempo.

Ipermetropia e difficoltà scolastiche

Il collegamento è concreto. Le richieste visive della scuola sono quasi tutte da vicino e prolungate, cioè esattamente la condizione che un occhio ipermetrope sostiene peggio.

  • difficoltà di concentrazione durante lettura e scrittura, che calano dopo pochi minuti;
  • comportamento iperattivo o distratto nei compiti da vicino, mentre l’attenzione resta normale nelle attività a distanza;
  • mal di testa ricorrenti, spesso non messi in relazione con la vista;
  • tendenza a evitare i libri e a saltare le righe leggendo.

Va detto con precisione, per non generare aspettative sbagliate: l’ipermetropia non causa disturbi specifici dell’apprendimento e correggerla non li risolve. Quello che fa è togliere di mezzo una causa di fatica visiva che, se presente, rende tutto più difficile. Escluderla è il primo passo sensato davanti a un bambino che fatica a leggere, non l’ultimo.

Ipermetropia, strabismo e occhio pigro

È la ragione clinica per cui i controlli visivi pediatrici esistono, e vale la pena capirne il meccanismo.

Accomodazione e convergenza sono collegate: quando l’occhio accomoda per mettere a fuoco, tende anche a ruotare verso l’interno. Un bambino ipermetrope accomoda in continuazione, e quello sforzo può trascinare con sé una deviazione degli occhi verso il naso: è lo strabismo convergente accomodativo, una delle poche forme di strabismo che può migliorare in modo significativo con i soli occhiali, se corretta in tempo.

Il secondo rischio è l’ambliopia, l’occhio pigro: se un occhio è molto più ipermetrope dell’altro, il cervello privilegia quello che vede meglio e trascura progressivamente l’altro, che non sviluppa una visione normale. È un rischio silenzioso, perché con due occhi aperti il bambino vede bene e nessuno si accorge di nulla.

Entrambe le condizioni hanno una finestra temporale: si correggono efficacemente negli anni dello sviluppo visivo, mentre più tardi il margine si riduce molto. È l’argomento più solido a favore dei controlli oculistici in età prescolare, anche in assenza di qualsiasi sintomo.

Le cause dell’ipermetropia

Le cause sono soprattutto anatomiche. La più comune è un bulbo oculare più corto della norma: la lunghezza assiale media dell’occhio adulto è di circa 24 mm, e una riduzione anche di uno o due millimetri è sufficiente a generare il difetto. Seguono la cornea più piatta del normale, con potere rifrattivo ridotto, e le alterazioni di forma o densità del cristallino.

Sul piano dello sviluppo, l’ipermetropia dei neonati è fisiologica e si riduce con la crescita dell’occhio; quando quella riduzione resta incompleta, il difetto persiste nell’età adulta.

La componente genetica è marcata: avere genitori ipermetropi aumenta la probabilità di esserlo, ed esistono forme familiari di ipermetropia elevata e sindromi genetiche che vi si associano. Esistono infine cause acquisite, legate all’invecchiamento del cristallino o, più raramente, ad altre condizioni oculari.

Tipi di ipermetropia

La classificazione più importante è quella basata sulla compensazione accomodativa, perché spiega perché lo stesso difetto si comporta in modo diverso a età diverse.

  • Ipermetropia latente: la parte completamente compensata dall’accomodazione involontaria. Non riduce l’acuità visiva, ma produce affaticamento. È la parte che sfugge a un esame condotto senza cicloplegia.
  • Ipermetropia manifesta: la parte non compensata, che riduce l’acuità visiva. Si distingue in facoltativa, compensabile volontariamente, e assoluta, non compensabile.
  • Ipermetropia totale: la somma delle due, rilevabile solo dopo cicloplegia completa.

Per gravità si distinguono una forma lieve, fino a 2 diottrie, moderata, tra 2 e 4, ed elevata, oltre le 4.

Diagnosi dell’ipermetropia

La diagnosi richiede un esame oculistico completo, e ha una particolarità: il difetto può essere mascherato dalla capacità accomodativa, per cui un esame superficiale può non rilevarlo.

Si valuta l’acuità visiva per lontano, spesso normale o solo lievemente ridotta, e per vicino, dove emergono le difficoltà soprattutto in condizioni di affaticamento; il miglioramento con lenti positive è già un elemento indicativo. Seguono l’autorefrattometria, la schiascopia, tecnica oggettiva meno influenzata dall’accomodazione, e la refrazione soggettiva.

L’esame chiave è però la cicloplegia: l’instillazione di un collirio che paralizza temporaneamente l’accomodazione, così da rivelare l’ipermetropia latente e ottenere una misurazione accurata. È particolarmente importante nei bambini e nei giovani adulti, cioè proprio in chi compensa di più. Comporta un annebbiamento della vista da vicino e una fotofobia che durano alcune ore, per cui conviene organizzarsi di conseguenza: non si guida dopo l’esame e per il bambino è preferibile evitare i compiti nel pomeriggio.

La disponibilità dei singoli esami in sede viene indicata al momento della prenotazione della visita oculistica a Monza.

Trattamenti per l’ipermetropia

Il trattamento dipende dal grado del difetto, dai sintomi, dall’età e dallo stile di vita.

Gli occhiali con lenti positive sono il trattamento di prima scelta: compensano il deficit e permettono di vedere senza sforzo accomodativo. Sono lenti più spesse al centro che ai bordi, possono ingrandire leggermente l’immagine e nelle correzioni più elevate si realizzano in materiali ad alto indice per contenerne lo spessore. Le lenti a contatto offrono un campo visivo più ampio e non producono ingrandimento.

La chirurgia refrattiva si valuta in età adulta. Nella LASIK il laser rimuove tessuto dalla periferia corneale per aumentare la curvatura centrale; la PRK è preferibile con cornee sottili; per le ipermetropie elevate si valuta l’impianto di lenti intraoculari. Rispetto alla miopia, i risultati sulla ipermetropia sono in genere meno prevedibili e l’intervallo di correzione più ristretto: è un aspetto da affrontare esplicitamente nella valutazione di idoneità.

Le indicazioni cambiano con l’età. Nei bambini la correzione completa serve a prevenire ambliopia e strabismo e a garantire un normale sviluppo visivo. Negli adulti può essere parziale, mirata soprattutto ad alleviare l’affaticamento. Negli anziani diventa via via più necessaria, perché la riduzione dell’accomodazione toglie la compensazione su cui si era contato per decenni.

Ipermetropia, miopia e astigmatismo insieme

I tre difetti refrattivi si raccontano separatamente ma nella pratica si combinano. La combinazione più frequente è ipermetropia e astigmatismo, in cui allo sforzo accomodativo si somma la distorsione prodotta dalla curvatura irregolare della cornea: è la condizione che genera più facilmente affaticamento e cefalea, e nei bambini è quella che va cercata con più attenzione.

Ipermetropia e miopia non coesistono nello stesso occhio, avendo segno opposto, ma possono coesistere nella stessa persona, con un occhio ipermetrope e l’altro miope. Una differenza marcata tra i due occhi è proprio una delle condizioni che va individuata presto nel bambino.

Le schede dedicate approfondiscono la miopia e l’astigmatismo.

Evoluzione dell’ipermetropia con l’età

Nell’infanzia l’ipermetropia fisiologica si riduce con la crescita dell’occhio, e la correzione, quando serve, previene ambliopia e strabismo. Nell’età adulta il difetto tende a restare stabile, ma la capacità di compensarlo comincia a ridursi e i sintomi di affaticamento diventano più evidenti. Con l’invecchiamento la compensazione viene meno del tutto, e diventa indispensabile correggere anche ipermetropie tollerate bene per decenni.

Ne deriva un fenomeno che confonde: non è l’ipermetropia a essere peggiorata, è la capacità di nasconderla che è venuta meno.

Ipermetropia e presbiopia: che differenza c’è

Sono due condizioni diverse che vengono confuse di continuo, perché danno lo stesso sintomo: difficoltà da vicino.

L’ipermetropia è un difetto refrattivo: dipende dalla forma dell’occhio, è presente fin dall’infanzia e riguarda tutte le età. La presbiopia non è un difetto ma un processo fisiologico: il cristallino perde progressivamente elasticità e con essa la capacità di mettere a fuoco da vicino. Comincia in genere dopo i quarant’anni e riguarda tutti, ipermetropi, miopi ed emmetropi.

Il punto in cui si incrociano è questo: un ipermetrope diventa presbite prima degli altri, perché parte da una riserva accomodativa già impegnata a compensare il proprio difetto. È il motivo per cui molti scoprono di essere ipermetropi proprio intorno ai quarant’anni, quando la compensazione smette di bastare.

Le due condizioni si sommano: chi è ipermetrope e presbite ha bisogno di una correzione che tenga conto di entrambe, ed è questo che rende insufficienti i comuni occhiali da lettura preconfezionati.

Prevenzione e gestione

L’ipermetropia dipende da fattori anatomici e genetici e non si previene. Quello che si può gestire sono i sintomi e, nei bambini, le conseguenze.

Sul fronte dell’igiene visiva: illuminazione adeguata per le attività da vicino, pause regolari secondo la regola del 20-20-20, distanza di lettura corretta e una postura che non aumenti lo sforzo.

Sul fronte dei controlli: lo screening oculistico in età pediatrica, che è la misura con l’impatto maggiore, le valutazioni periodiche negli adulti in presenza di sintomi, e l’aggiornamento della correzione quando il difetto o la capacità accomodativa cambiano.

Domande frequenti sull’ipermetropia

Che differenza c’è tra ipermetropia e presbiopia?

L’ipermetropia è un difetto refrattivo legato alla forma dell’occhio, presente fin dall’infanzia. La presbiopia è un processo fisiologico che riguarda tutti dopo i quarant’anni, per la perdita di elasticità del cristallino. Danno lo stesso sintomo, si sommano, e un ipermetrope diventa presbite prima degli altri.

Che cos’è l’ipermetropia latente?

È la parte del difetto che l’accomodazione compensa completamente: non riduce l’acuità visiva ma produce affaticamento. Non viene rilevata da un esame condotto senza cicloplegia, ed è il motivo per cui quel passaggio è importante nei bambini e nei giovani adulti.

Un bambino ipermetrope vede male?

Spesso no, ed è proprio questo il problema. La grande capacità accomodativa dei bambini compensa il difetto, per cui alla tavola ottotipica risultano a posto. Lo sforzo però c’è, e si manifesta come mal di testa, stanchezza e difficoltà nelle attività da vicino.

L’ipermetropia può causare strabismo?

Sì. Accomodazione e convergenza sono collegate: lo sforzo accomodativo continuo può trascinare gli occhi verso l’interno, dando lo strabismo convergente accomodativo. È una delle poche forme di strabismo che può migliorare in modo significativo con i soli occhiali, se corretta in tempo.

Perché serve la cicloplegia nei bambini?

Perché il collirio cicloplegico sospende temporaneamente l’accomodazione e rivela l’ipermetropia latente, che altrimenti resterebbe nascosta. Comporta annebbiamento da vicino e fotofobia per alcune ore: conviene organizzare la giornata di conseguenza.

L’ipermetropia peggiora con l’età?

Il difetto in sé tende a restare stabile in età adulta. Quello che cambia è la capacità di compensarlo: con la riduzione dell’accomodazione diventa necessario correggere anche ipermetropie tollerate bene per decenni. Non peggiora il difetto, viene meno la compensazione.

L’ipermetropia causa difficoltà scolastiche?

Non causa disturbi specifici dell’apprendimento e correggerla non li risolve. Toglie però una causa di fatica visiva che rende più difficile lettura e scrittura. Escluderla è il primo passo sensato davanti a un bambino che fatica a leggere.

Da quante diottrie si corregge l’ipermetropia?

Non esiste una soglia unica. La decisione dipende dai sintomi, dall’età, dalla differenza tra i due occhi e dalla presenza di strabismo o ambliopia. Nei bambini l’orientamento è più prudente, perché è in gioco lo sviluppo visivo; negli adulti si punta soprattutto al sollievo dell’affaticamento.

Dove far controllare la vista a Monza

Il Santagostino di Monza è in via Cortelonga 2, nel centro storico, a circa dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria servita dalle linee Trenord R14, S11 e S8. In zona fermano le linee bus Z205, Z211, Z221 e Z222. Chi arriva in auto deve verificare in anticipo ZTL e varchi del centro.

La sede è completamente accessibile e aderisce al servizio UGO, che mette a disposizione un accompagnatore. Si prenota online oppure al 039 230 0055; gli orari sono dal lunedì al venerdì 07:30-13:15 e 14:45-19:30, il sabato 07:30-13:30.

Il centro serve Monza e la Brianza: Villasanta, Brugherio, Lissone, Vedano al Lambro, Concorezzo, Muggiò, Biassono.