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Nei: come riconoscere quelli pericolosi

I nei fanno parte della pelle di tutti e nella grande maggioranza dei casi restano uguali per tutta la vita. Il punto non è quanti se ne hanno, ma saper riconoscere quando uno di loro cambia: è il cambiamento, non l’aspetto in sé, il segnale che porta dal dermatologo. Questa pagina spiega quali criteri usare per osservarli e qual è la soglia oltre la quale conviene farli vedere.

Che cosa sono i nei

Il neo, che in termini medici si chiama nevo melanocitico, è un accumulo circoscritto di melanociti, le cellule che producono la melanina, cioè il pigmento che dà colore alla pelle. Quando questi melanociti si raggruppano invece di distribuirsi in modo uniforme, formano una macchia o un rilievo di colore più scuro rispetto alla cute circostante.

Avere nei è del tutto normale: un adulto ne ha in media alcune decine. Possono essere piatti o rilevati, di colore dal marrone chiaro al bruno scuro, talvolta rosati o color carne, e possono presentare peli. Nessuna di queste caratteristiche, presa da sola, indica un problema.

Il melanoma è invece un tumore che origina dai melanociti e che può svilupparsi sia su un neo preesistente sia su cute apparentemente sana. È la ragione per cui i nei si osservano: non perché siano pericolosi in sé, ma perché tenerli d’occhio permette di riconoscere presto un cambiamento che merita una valutazione.

Quando compaiono e come cambiano nel tempo

Una parte dei nei è presente alla nascita o compare nelle prime settimane di vita, e si definisce congenita. La maggior parte però si forma dopo, ed è per questo detta acquisita: i nei compaiono soprattutto nell’infanzia, nell’adolescenza e fino ai trent’anni circa.

Nel corso della vita i nei si modificano lentamente, e alcuni cambiamenti sono attesi. Possono schiarirsi o scurirsi leggermente, sollevarsi con il tempo diventando più morbidi, e nell’età avanzata alcuni tendono a sbiadire fino a scomparire. Anche gravidanza e variazioni ormonali possono renderli temporaneamente più scuri.

La distinzione che conta è tra un cambiamento lento, uniforme e condiviso da molti nei, che rientra nella fisiologia, e un cambiamento rapido, isolato e asimmetrico, che riguarda un neo solo mentre gli altri restano stabili. La seconda situazione va sempre fatta valutare.

Una regola pratica utile: nella stessa persona i nei tendono ad assomigliarsi tra loro. Un neo che si distingue nettamente da tutti gli altri merita attenzione anche se preso singolarmente non sembra allarmante.

Come capire se un neo è pericoloso: la regola ABCDE

La regola ABCDE è lo strumento con cui si osservano i nei. Non è un test diagnostico e non permette di stabilire da soli se un neo sia benigno: serve a decidere se e quando andare dal dermatologo. Un neo che soddisfa uno o più criteri non è automaticamente un melanoma, così come un neo che non ne soddisfa nessuno non è automaticamente innocuo. È un criterio di attenzione, non un verdetto.

A — Asimmetria

Si immagina di dividere il neo a metà con una linea, in qualsiasi direzione. In un neo comune le due metà si somigliano: stessa forma, stessa estensione, stesso colore. Nel neo da far valutare le due metà sono diverse, come se la lesione fosse cresciuta più da un lato che dall’altro.

B — Bordi

Il neo comune ha un bordo netto: si vede con precisione dove finisce il neo e dove comincia la pelle normale. Il bordo da segnalare è invece irregolare, frastagliato o sfumato, con margini che sconfinano nella cute circostante senza un limite definito.

C — Colore

Non conta quanto è scuro, conta quanto è uniforme. Il neo comune ha una tonalità omogenea su tutta la superficie. Il neo da far valutare presenta più colori contemporaneamente, o zone molto più scure alternate ad altre più chiare, o aree che hanno perso pigmento.

D — Dimensioni

Le dimensioni entrano nella valutazione soprattutto se il neo supera i sei millimetri di diametro, indicativamente la larghezza della gomma di una matita. È però il criterio meno affidabile da solo: esistono melanomi più piccoli di sei millimetri e nei benigni molto più grandi. Vale soprattutto in combinazione con gli altri criteri, e conta più l’aumento di dimensione nel tempo che la dimensione assoluta.

E — Evoluzione

È il criterio più importante di tutti. Riguarda qualsiasi cambiamento avvenuto in settimane o mesi: nella forma, nel colore, nelle dimensioni, nel rilievo. Rientrano qui anche i sintomi comparsi da poco su un neo che prima non ne dava, cioè prurito persistente, bruciore, sanguinamento spontaneo, formazione di una crosta che non guarisce.

Un neo che cambia va fatto vedere anche quando non soddisfa nessuno degli altri quattro criteri. Lo stesso vale per un neo comparso ex novo dopo i quarant’anni: a quell’età la formazione di nuovi nei è meno frequente, e un elemento nuovo merita una valutazione.

CriterioCosa osservareAspetto rassicuranteDa far vedere
A — AsimmetriaLa somiglianza tra le due metà del neoMetà sovrapponibili, forma regolareMetà diverse per forma, estensione o colore
B — BordiIl confine con la pelle circostanteMargine netto e ben definitoMargini irregolari, frastagliati o sfumati
C — ColoreL’uniformità della tonalitàColore omogeneo su tutta la superficiePiù colori insieme, zone molto scure o aree depigmentate
D — DimensioniIl diametro e la sua variazioneDimensione stabile nel tempoDiametro superiore a 6 mm o in aumento
E — EvoluzioneI cambiamenti nell’arco di settimane o mesiNeo stabile e identico agli altriQualsiasi cambiamento, o comparsa di prurito, sanguinamento o crosta

Che colore ha un neo sospetto

Non esiste un colore che identifichi un neo sospetto, ed è un equivoco diffuso: un neo molto scuro non è più preoccupante di uno chiaro per il solo fatto di essere scuro. Il segnale è la disomogeneità.

Quello che il dermatologo osserva è la convivenza di tonalità diverse nella stessa lesione: marroni di intensità differente, zone nerastre, sfumature rossastre o bluastre, e soprattutto aree in cui il pigmento è scomparso, che appaiono più chiare della pelle attorno. Anche una distribuzione del colore che segue uno schema irregolare, più concentrata verso un margine che verso il centro, è un elemento di attenzione.

C’è poi un caso che sfugge alla logica del colore: esistono lesioni prive di pigmento, di aspetto rosato o color carne, che proprio per questo vengono ignorate a lungo. Una macchia o un nodulo rosato che cresce, sanguina facilmente o non guarisce va fatto valutare come qualsiasi altra lesione che cambia, indipendentemente dal fatto che non somigli a un neo.

Dove compaiono più spesso i nei a rischio

La distribuzione non è casuale e cambia tra uomini e donne. Negli uomini le lesioni si localizzano più frequentemente sul tronco, in particolare sulla schiena; nelle donne più spesso sugli arti inferiori. Il volto e il collo sono coinvolti soprattutto nelle persone con esposizione solare cronica accumulata negli anni.

Il dato più utile sul piano pratico però è un altro: le sedi più a rischio sono in buona parte quelle che non si riescono a controllare da soli.

  • la schiena, che è la sede più frequente negli uomini e quella che nessuno vede senza aiuto;
  • il cuoio capelluto, coperto dai capelli;
  • la parte posteriore delle gambe e le natiche;
  • le piante dei piedi e gli spazi tra le dita;
  • la regione sottoungueale, cioè sotto l’unghia di mani e piedi, dove una banda scura che compare o si allarga va sempre segnalata;
  • le zone genitali e le pieghe cutanee.

Queste sedi meritano una nota ulteriore: in molte di esse l’esposizione solare è scarsa o nulla, il che smentisce l’idea che si debbano controllare solo le aree che prendono sole. Ed è la ragione più solida a favore di un controllo periodico eseguito da un professionista, perché l’autoesame per definizione non le raggiunge.

I tipi di nei

Nei congeniti e nei acquisiti

I nei congeniti sono presenti alla nascita o compaiono nelle primissime settimane di vita. Vengono classificati in base alle dimensioni che raggiungono nell’età adulta, e sono quelli di dimensioni maggiori a richiedere un monitoraggio dermatologico pianificato fin dall’infanzia.

I nei acquisiti sono la stragrande maggioranza e compaiono nel corso della vita, soprattutto entro i trent’anni. Il loro numero dipende dalla predisposizione genetica e dall’esposizione solare ricevuta, specialmente nell’infanzia.

Nevo displastico

Il nevo displastico, detto anche atipico, è un neo che presenta caratteristiche intermedie: bordi meno definiti, colore meno uniforme, dimensioni spesso superiori alla media. Non è un tumore e nella grande maggioranza dei casi resta stabile per tutta la vita.

Ha però un significato pratico: chi ha molti nei displastici rientra in un profilo che beneficia di controlli dermatologici periodici, perché l’osservazione nel tempo diventa più efficace del giudizio su una singola lesione. Anche in questo caso è il dermatologo a stabilire il ritmo dei controlli.

Quando rivolgersi al dermatologo

La soglia è semplice e non richiede di essere sicuri di niente: un neo che cambia si fa vedere. Non serve aspettare che cambi ancora per avere conferma, e non serve che soddisfi più criteri della regola ABCDE.

I motivi per prenotare senza rimandare:

  • un neo che ha modificato forma, colore o dimensioni nell’arco di settimane o mesi;
  • un neo che prude, brucia, sanguina o presenta una crosta che non guarisce;
  • un neo che si distingue nettamente da tutti gli altri della stessa persona;
  • una lesione pigmentata comparsa dopo i quarant’anni;
  • una banda scura comparsa sotto un’unghia;
  • una lesione che non si riesce a osservare bene da soli e su cui si ha un dubbio.

Esiste poi un controllo periodico indipendente dai sintomi, indicato per chi ha pelle chiara e tendenza a scottarsi, un numero elevato di nei, nei displastici, una storia di scottature solari importanti soprattutto in età pediatrica, un uso di lampade abbronzanti o una familiarità per melanoma.

Alla dermatologia del Santagostino Monza operano undici dermatologi, e in sede è disponibile l’intero percorso, dalla visita alla valutazione strumentale dei nei.

La mappatura dei nei: quando farla e ogni quanto

Se la regola ABCDE è lo strumento con cui si osservano i nei a casa, la mappatura è quello con cui li osserva il dermatologo. La differenza non è solo di competenza: durante la mappatura le lesioni vengono esaminate con il dermatoscopio, uno strumento ottico illuminato che sfrutta l’epiluminescenza e rende visibili strutture e colori che a occhio nudo non si vedono affatto.

È un esame non invasivo e indolore, senza aghi e senza radiazioni, e permette anche di controllare le sedi che l’autoesame non raggiunge. Il ritmo con cui ripeterla non è uguale per tutti: dipende dal numero di nei, dal fototipo, dalla presenza di nevi displastici e dalla familiarità, ed è il dermatologo a stabilirlo al termine del primo controllo.

Come si svolge, come prepararsi e quanto costa sono spiegati nella pagina dedicata alla mappatura dei nei a Monza.

Come prevenire: sole, scottature, autoesame

Sul fronte della prevenzione il fattore su cui si può intervenire è l’esposizione ai raggi ultravioletti, e conta soprattutto un aspetto: le scottature, più dell’abbronzatura graduale. Quelle avvenute nell’infanzia e nell’adolescenza pesano più di quelle in età adulta.

  • evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, quando la radiazione è più intensa;
  • usare una protezione solare adeguata al proprio fototipo, applicandola in quantità sufficiente e riapplicandola dopo il bagno e ogni due ore;
  • proteggere i bambini con particolare attenzione, perché la loro pelle è più vulnerabile;
  • ricorrere anche a cappello, occhiali e indumenti, che restano la protezione più efficace;
  • non usare lampade e lettini abbronzanti;
  • non dimenticare le giornate nuvolose, in quota e in barca, dove la radiazione è sottovalutata.

L’autoesame completa la prevenzione. Si esegue con calma, in un ambiente ben illuminato, davanti a uno specchio grande e con l’aiuto di uno specchio a mano per le zone posteriori; per la schiena serve l’aiuto di un’altra persona. Vanno controllati anche cuoio capelluto, piante dei piedi, spazi tra le dita e unghie. Farlo con una cadenza regolare, per esempio una volta al mese, permette di accorgersi dei cambiamenti, che è poi l’unica cosa che davvero conta.

L’autoesame non sostituisce il controllo dermatologico: serve a intercettare in fretta quello che cambia, non a stabilire se una lesione sia benigna.

Domande frequenti sui nei

Come si capisce che un neo è pericoloso?

Si osservano i cinque criteri della regola ABCDE: asimmetria, bordi irregolari, colore disomogeneo, dimensioni superiori a 6 mm o in aumento, evoluzione nel tempo. Il criterio più importante è l’ultimo. Nessuno di questi permette di fare una diagnosi da soli: servono a stabilire quando andare dal dermatologo.

Che colore ha un neo maligno?

Non esiste un colore specifico. Il segnale non è quanto il neo è scuro, ma quanto è disomogeneo: la presenza di più tonalità nella stessa lesione, di zone nerastre o rossastre e soprattutto di aree che hanno perso pigmento. Esistono anche lesioni prive di pigmento, di aspetto rosato.

Quali sono i nei da cui preoccuparsi?

Quelli che cambiano, quelli che si distinguono nettamente da tutti gli altri della stessa persona, quelli comparsi dopo i quarant’anni e quelli che iniziano a prudere, sanguinare o presentano una crosta che non guarisce. In tutti questi casi la valutazione dermatologica va prenotata senza rimandare.

Dove crescono i nei pericolosi?

Negli uomini più spesso sul tronco e sulla schiena, nelle donne sugli arti inferiori. Molte sedi a rischio, però, sono proprio quelle che non si controllano da soli: schiena, cuoio capelluto, parte posteriore delle gambe, piante dei piedi, spazi tra le dita e regione sotto le unghie.

È normale che un neo cambi con il tempo?

Alcuni cambiamenti lenti e uniformi rientrano nella fisiologia: i nei possono sollevarsi, schiarirsi o sbiadire nel corso dei decenni. Quello che non va considerato normale è un cambiamento rapido e isolato, che riguarda un solo neo mentre gli altri restano stabili.

Un neo che prude è preoccupante?

Un prurito occasionale, legato per esempio allo sfregamento degli indumenti, è comune e in genere non ha significato. Un prurito persistente comparso su un neo che prima non ne dava rientra invece tra i segnali dell’evoluzione e va fatto valutare.

Ogni quanto va fatta la mappatura dei nei?

Non esiste un intervallo valido per tutti. Dipende dal numero di nei, dal fototipo, dalla presenza di nevi displastici, dalla storia di scottature e dalla familiarità per melanoma. È il dermatologo a indicare il ritmo dei controlli al termine della prima valutazione.

Avere molti nei è un problema?

Avere molti nei non è di per sé una malattia, ma rientra tra i profili per cui è indicato un controllo dermatologico periodico, insieme a pelle chiara, nevi displastici, scottature importanti in età pediatrica, uso di lampade abbronzanti e familiarità per melanoma.

Dove far controllare i nei a Monza

Il Santagostino di Monza si trova in via Cortelonga 2, nel centro storico. Si raggiunge a piedi in una decina di minuti dalla stazione ferroviaria, servita dalle linee Trenord R14, S11 e S8, oppure con le linee bus Z205, Z211, Z221 e Z222. Chi arriva in auto deve verificare in anticipo ZTL e varchi del centro.

La sede è completamente accessibile e aderisce al servizio UGO, che mette a disposizione un accompagnatore. Per prenotare una visita dermatologica o una mappatura dei nei si può usare la prenotazione online o chiamare il 039 230 0055. Orari: dal lunedì al venerdì 07:30-13:15 e 14:45-19:30, il sabato 07:30-13:30.

Il centro serve Monza e la Brianza: Villasanta, Brugherio, Lissone, Vedano al Lambro, Concorezzo, Muggiò, Biassono.