Ecografia morfologica: guida completa all’esame in gravidanza
L’ecografia morfologica, conosciuta anche come ecografia strutturale, rappresenta uno degli esami più importanti durante la gravidanza. Si tratta di un’indagine non invasiva che permette di valutare in modo dettagliato l’anatomia del feto, verificando la corretta formazione degli organi e delle strutture corporee.
A differenza delle altre ecografie eseguite in gravidanza, questo esame si concentra specificamente sulla morfologia fetale, analizzando ogni distretto anatomico con particolare attenzione. L’obiettivo principale è escludere o individuare eventuali anomalie strutturali che potrebbero interessare il bambino.
Durante l’esame vengono inoltre valutati altri parametri fondamentali come la crescita fetale, la quantità di liquido amniotico e la posizione della placenta, fornendo un quadro completo dello stato di salute del feto.
Quando si fa l’ecografia morfologica
Il periodo ottimale per effettuare l’ecografia morfologica si colloca tra la 19ª e la 23ª settimana di gravidanza, con una finestra ideale tra la 20ª e la 22ª settimana. Questa tempistica non è casuale ma risponde a precise esigenze cliniche.
In questa fase della gravidanza il rapporto tra dimensioni del feto e quantità di liquido amniotico risulta ottimale per la visualizzazione. Il feto ha già raggiunto uno sviluppo sufficiente per permettere lo studio accurato delle strutture anatomiche, ma le sue dimensioni sono ancora contenute rispetto allo spazio disponibile nell’utero. Questo facilita notevolmente la visibilità degli organi interni e delle diverse parti del corpo.
Eseguire l’esame troppo precocemente renderebbe difficile l’osservazione di alcuni dettagli anatomici, mentre un’esecuzione tardiva potrebbe limitare la visualizzazione a causa delle dimensioni maggiori del feto e della sua posizione nell’utero.
Qual è la differenza tra un’ecografia normale e una morfologica
L’ecografia morfologica si distingue dalle altre ecografie di routine eseguite in gravidanza per il livello di dettaglio e lo scopo specifico dell’esame. Mentre le ecografie del primo trimestre si concentrano principalmente sulla datazione della gravidanza, sul numero di feti e su alcuni parametri di screening, la morfologica ha come obiettivo principale lo studio sistematico dell’anatomia fetale.
Durante un’ecografia standard vengono verificati parametri generali come il battito cardiaco, la crescita fetale e la vitalità del feto. L’ecografia strutturale, invece, prevede un’analisi metodica e approfondita di tutti gli organi e le strutture fetali visibili: il cervello, la colonna vertebrale, il cuore, i polmoni, lo stomaco, i reni, la vescica, gli arti e il volto.
Il tempo necessario per completare una morfologica è generalmente superiore rispetto a quello richiesto per altre ecografie, proprio per garantire un esame completo e accurato di tutti i distretti anatomici.
Cosa si può scoprire con la morfologica
L’ecografia morfologica permette di identificare numerose anomalie strutturali che potrebbero interessare il feto. L’esame valuta in modo sistematico le principali strutture corporee, con particolare attenzione agli organi vitali.
A livello cerebrale vengono misurati i ventricoli laterali, visualizzati il cervelletto, il verme cerebellare e la cisterna magna. Lo studio del cuore include l’osservazione delle quattro camere cardiache, dei grandi vasi e del ritmo cardiaco. Vengono inoltre esaminati la colonna vertebrale per escludere difetti del tubo neurale, il torace, l’addome con stomaco, intestino, reni e vescica, e gli arti superiori e inferiori.
L’esame valuta anche il profilo facciale, permettendo di individuare alcune anomalie cranio-facciali. Attraverso la biometria fetale vengono rilevate le misure di diversi parametri (diametro biparietale, circonferenza cranica, circonferenza addominale, lunghezza del femore) che consentono di verificare la crescita armonica del feto.
Durante l’esame è possibile determinare anche il sesso del bambino, quando la posizione fetale lo permette e su richiesta dei genitori.
Scopo e importanza dell’esame
Lo scopo principale dell’ecografia morfologica è quello di offrire una valutazione completa dello sviluppo fetale, individuando precocemente eventuali anomalie strutturali. Questo permette ai futuri genitori e ai medici di pianificare al meglio il proseguimento della gravidanza e il parto.
La diagnosi precoce di alcune condizioni può consentire di programmare il parto in strutture attrezzate per la gestione di neonati con particolari necessità assistenziali. In alcuni casi specifici, può essere utile eseguire ulteriori accertamenti diagnostici o consulenze specialistiche presso il servizio di ostetricia.
È importante sottolineare che, nonostante l’accuratezza dell’esame, non tutte le anomalie possono essere visualizzate. L’efficacia diagnostica varia in base a diversi fattori: la posizione del feto, la quantità di liquido amniotico, la costituzione materna e le caratteristiche tecniche dell’apparecchiatura utilizzata. Alcune condizioni, inoltre, potrebbero manifestarsi solo in fasi successive della gravidanza.
Cosa si osserva durante l’esame
L’ecografista procede con un’analisi sistematica che include numerosi aspetti. Oltre allo studio anatomico dettagliato, vengono valutati la localizzazione della placenta e la sua struttura, verificando l’assenza di anomalie placentari. La quantità di liquido amniotico viene controllata per escludere situazioni di polidramnios (eccesso) o oligoidramnios (carenza).
Viene inoltre osservato il cordone ombelicale, verificando il numero di vasi presenti e l’inserzione placentare. Il collo dell’utero può essere valutato per identificare eventuali segni di rischio di parto prematuro, un aspetto che può richiedere un approfondimento durante la visita ostetrica.
La natura non invasiva dell’esame lo rende sicuro sia per la madre che per il feto. L’ecografia utilizza ultrasuoni, onde sonore ad alta frequenza che non comportano rischi noti per la salute. L’esame si svolge attraverso la parete addominale materna, senza richiedere alcun tipo di procedura invasiva, a differenza dell’ecografia transvaginale che può essere utilizzata in altre fasi della gravidanza.